Dell’impianto di irrigazione e di un maggio che gli è corso dietro, con giugno e luglio e via siamo d’inverno!

M’ero ripromessa di annotare con maggior frequenza i progressi di primavera in giardino. Ma l’installazione di un impianto di irrigazione interrato (fai-da-te) ci ha portato via molti giorni. E tutto il resto che seguì, cioè  la messa in opera di torrette di approvvigionamento acqua ed elettricità, con tutto il circuito elettrico interrato in giardino, occupò molte fine di settimana: molti venerdì, e sabati e domeniche. E qualche lunedì mattina, pure.
E non solo di maggio o di giugno: i lavori fervevano già nell’incostante aprile, estivo di giorno, di notte gelivo. Con scarse pioggie, con terra velocemente in secca, vuoi per il drenaggio, indispensabile per favorire il disgelo, vuoi per il vento, per il sole.

Avevamo, fino ad allora, una centralina Toro e quattro circuiti mobili, collegati alle rispettive elettrovalvole, fissate ancora provvisoriamente.

valvole e tubi primo impianto _7001638 come oggetto avanzato-1

Nulla di interrato, solo tubi di gomma a vistose righe giallo-rosse in giro per il giardino, connessi a irrigatori Gardena e tubi neri, di gomma robusta, fissati alla recinzione o lasciati abbandonati sul terreno. Una presa per l’acqua soltanto, in un posto scomodissimo.
Tutto molto mobile, oltre che brutto, e, pure, ballerino. Noiosissimo tener dietro alla crescita dell’erba, rigogliosa che nemmeno in Irlanda, con le gomme e gli irrigatori dappertutto a intralciare.

L’uxoria fonte di manodopera – incaponita com’è proprio ai maschi – si ostinava a propormi l’impiego di un tubo gocciolante, sapete, uno di quei tubi percorsi da piccoli fori a distanze stabilite, senza minimamente tener presente la struttura del nostro giardino, che tutto è tranne che un disegno cartesiano abitato da piante militarizzate, rigidamente piazzate in linea retta.
Per giunta non sarebbe stato per nulla semplice, in questo modo,  gestire l’irrigazione di un giardino a terrazzamenti,  faticosamente ricavati, il cui epico lavoro illusterò in un altro post. Eccone uno qui sotto.

sogno l'estate

Il detto manovale ha pure elaborato una sua propria teoria di sapore rinascimentale, secondo cui l’acqua non scenderebbe verso il centro della terra, attratta dalla cospicua massa del pianeta, talvolta distratta da influssi lunari, bensì percorrerebbe, come dotata di spontanea sollecitudine, giusto giusto i tratti che la conducono alle piante delle mie aiuole, disposte, le une e le altre, in modo irregolare. Nel suo microcosmo provvidenziale un tubo ritimicamente forato a ogni magico intervallo di 40 centimetri, purché collegato all’impianto di casa, irrigherebbe non solo tutto il perimetro a siepe del giardino ma, pure, per il detto fenomeno di simpatia idraulica, i folti gruppi di crocus e scille, i muscari, le viole del pensiero, i trasognati narcisi, disposti più come pare a loro che com’è parso a me,

si si lo sappiamo: tra poco andremo a seme. Però saremo belli anche da secchi, care le nostre bianchine!

Avanti bambini, piccoli discoli! Tutti in classe ché vi si fa il ritratto

le bellis perennis, i phlox, le gypsophylla paniculata

comete nel cielo verde

e le altre piante disposte in prima fila, lungo i confini del reame, a congrua distanza dal pedale degli arbusti che ne seguono i margini, definiti da una bassa staccionata.

Per non dire delle aiuole più larghe, delle spinose berberis tra cui si propagano certi teatrali papaver.

papaveri a teatro

e ancora altre bulbose.

E siccome all’Aquaterm di Brunico ha trovato e trova solidarietà in un magazziniere maschio pure lui, abituato a padroneggiare giganteschi tubi di acquedotti e condotte fognarie, non c’è stato verso di impedirgli di comprare qualcosa come un matassone di 250 m. del detto tubo. In nome delle armonie prestabilite, si intende, tra l’ordine dei tubi dell’acqua e l’ordine vegetale del mio giardino.
Rigido, inflessibile, ingombrante e, non marginalmente, di costo pari a 60 (sessanta!) euro, il matassone è giunto a casa, e da me messo prontamente in mora. Però mica è un improvvido, il Nostro: fiancheggiato dal citato magazziniere, esperto in giardini quanto una bruna alpina di cruciverba in francese, aveva pensato a un doppio percorso di questo tubo. Pensate alla gimkana per farlo passare in doppio tra le centinaia di bulbi di narcisi, crocus, scille ed altri oriundi olandesi, pazientemente piantati, che da qualche anno si moltiplicano quatti quatti, sotto il controllo del felino di casa. E amici e rivali suoi. E non dico di interrarlo (il tubo!).

controllo di qualità

Ometto i commenti, naturalmente, della sottoscritta ma devo riportare, per chi avesse curiosità antropologiche, la reazione: minaccia di sciopero su tutta la linea giardino. Con pronta, mia, ritorsione su minaccia di sciopero su tutta la linea ufficio.

Con la pazienza di un innestatore di peonie moutan e di un coltivatore di bonsai, memore del gutta cavat lapidem, l’ho infine convinto alla soluzione degli irrigatori pop-up: ovvero di quei dispositivi ctoni che si animano con la pressione dell’acqua e che, ergendosi di una quindicina di centimetri, in opera, mirabilmente distribuiscono acqua a spruzzo per via di un accessorio regolabile sia nell’angolo che nell’altezza del getto. Perché germogliasse nella sua testa questa soluzione, la prima e unica sempre da me caldeggiata, oltre a quella di uno specifico circuito a spruzzini di fino, c’è voluta una settimana di persistente lavoro sulla dura madre uxoria, resistente molto di più che una roccia intrusiva. E non mi riferisco alla su’ mamma che con la dura madre del figlio ha sempre dovuto lottare.
Con un colpo di mano all’Aquaterm di Brunico, con grande gentilezza da parte loro, visto che lo scontrino era stato scientificamente disperso dal citato marito, ho pure potuto restituire il matassone duecentocinquantametrato, con accredito dei 60 euro, somma subito investita negli irrigatori pop-up.
Quanto al progetto, che avrebbe richiesto preliminarmente un manometro e relative misurazioni della pressione di acquedotto ad ore campione (oh, li ho letti i manuali, eh! Ho scaricato Gb di file pdf con l’indicazione di tutti i do e i do not, che credevate? :-D), noi si è stati sull’empirico e si sono collegati via via i singoli aspersori su ogni linea, valutando le aree irrigate ad ogni nuova aggiunta. Ai detti manuali in pdf piaceva molto l’idea di giardini con aree verdi da giocarci Juventus-Milan, ma da noi ci son più piante che steli d’erba, per di più disposte in quell’artificiosissimo modo che chiunque voglia farle sembrare accrocchi naturali ben conosce.
E’ così siamo arrivati ai limiti dei circuiti consentiti dalla preesistente centralina. Santa Internet mi soccorre e in un battibaleno trovo un’altra centralina della stessa serie a otto circuiti. Qualcuno, previa telefonata di controllo magazzino, viene spedito ai limiti occidentali della Statale Pusterese, nella “bassa”, dove i rigori dell’Hoch Pustertal sono sconosciuti, il paesaggio è ritmato da vigne e meleti, e qualcuno sa più di giardini irrigati che di vacche all’alpeggio. Il fidato messo torna con l’indispensabile dispositivo e si passa un tot di tempo a prender nota di fili elettrici colorati con matite colorate e numerini di valvole. Gran cosa averlo trovato, quel dispositivo, perché in questo modo non bisognerà ricollegare ex novo le quattro elettrovalvole in funzione ma basterà dirottarle sulla nuova, fiammante, centralina Toro, di cui già conosco ogni dettaglio di programmazione.
Si armeggia una buona oretta, intorno ai colorati cavi, per collegarli tutti. Soddisfatti per la riuscita dell’operazione, sollevata io pure ma, di peso, rimasta, com’ero,  bloccata in posizione china, su sgabellino. Gran cosa la posizione eretta per compiacersi dei propri dominii.

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