I castelli delle rose nell’inverno a – 30° C V Parte – Ove si sotterrano le rose delicate

Novembre 2010, primi giorni.

Per fortuna si susseguono giornate di sole: qualcuno dà una mano a toglier l’erba dai mirtilli rossi, i cranberry di cui è tanto se si palesano due bacche, e il perché si intuisce.

basta foto _7005363 come oggetto avanzato-1

Il mattino si acquerella pian piano

uso dei carciofi nei bokeh dei giardini rocciosi _7005387 come oggetto avanzato-1

stelle alpine euchera _7005330 come oggetto avanzato-1

il mezzogiorno scrive storie d’estate

luci ed ombre _7005388 come oggetto avanzato-1

i tramonti via via più sommessi: di fiori, di verdi.

i timi _7005328 come oggetto avanzato-1

fiori in cerchio _7005341 come oggetto avanzato-1

Questi colori, queste luci sono doni rari. Ed effimeri: abbiamo giusto il tempo per circondare di reti le altre rose: la New Dawn, la Moschata, la Clair Matin, la Parkdirector Riggers, e riempire lo spazio così ottenuto con terriccio e sabbia.

Ecco, per tutte, la Moschata, assicurata a un tripode e ricoperta a tutta altezza; le altre sono ormai sistemate nello stesso modo.

dettaglio rete protezione moschata _7005291 come oggetto avanzato-1

E intanto riede a parca mensa fischiando il cacciatore, dopo la solita battuta per talpe.
Per fortuna infruttosa, come al solito.

imperdonabilmente fuori fuoco, ma quando uno vi viene incontro in questo modo e voi siete stese nel prato - tra le buazze - solo per lui con il delicato 105 mm...

Per oggi a casa, tutti, per il meritato riposo!

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I castelli delle rose nell’inverno a – 30° C IV Parte – Ove si iniziano i lavori e ci si arrabbia assai.

Fine ottobre 2010.

La neve, bellissima, resiste ancora.

Il sole che si affaccia in valle di primo mattino, il giorno del mio compleanno, mi accoglie così:

il sole in valle, da poco, definisce il giorno

La nebbia lungo il torrente vela gli alberi e piano si dissolve, filamentosa, verso la Val Pusteria.

Tutto cambia di momento in momento.
Proserpina? Non abita più qui.

Rapidamente.

Mattino del mio compleanno. I doni.

La bella giornata e la temperatura mite fanno pensare che presto la coltre di neve cederà al prato: i contadini ne approfittano per spargere ancora l’urina delle vacche, tracciando solchi marroni. Ne traggo un buon auspicio per i nostri ultimi lavori in giardino, prima che il suolo geli.

ultimo giro con l'urina delle vacche

Nel frattempo il laborioso impiegatto, in questa neve leggera, si mette d’impegno a  scavare e a cavar l’erba.

obeso a chi? vanna marchi e a dieta a chi? Guarda mo' che affamatori:  a neve e cicoria siam ridotti

… tra una canna e l’altra, s’intende.

mo' sta canna Findus 'a porto in tana e 'a scongelo

Più tardi l’impiegatto, dismessi i modi agricoli, riprende il suo aspetto ferino di puma delle nevi e si accommiata, non senza ergersi , in tutta bellezza, accanto alla magnolia stellata, prima di scomparire oltre la staccionata diretto verso ignoti festini.

eppure indomito e selvaggio quasi maestoso incedo _7005020 come oggetto avanzato-1

io riprendo con mano tremante le mie rose, o meglio quel che ne resta tra perle di brina.

brina su Nevada _7004749 come oggetto avanzato-1

brina su moschata forse _7004747 come oggetto avanzato-1

Scende presto la sera, a fine ottobre, verso la Val Pusteria.

bosco _7004701 crop come oggetto avanzato-1

Le previsioni del tempo indicano precipitazioni. Ancora neve? Terra gelata e impossibilità di conficcarvi le canne di sostegno?

Precipitazioni, sì: un po’ di pioggia e tempo umido nei giorni seguenti.

Cadono foglie.

l arte dello spogliarsi multicolore 7005238 come oggetto avanzato-1

Brillano bacche.

malus red jade bacche  bis _7005201 come oggetto avanzato-1

Novembre inizia con temperature diurne sopra lo zero e la terra, libera dalla neve, è lavorabile: non possiamo porre altro tempo in mezzo e tocca di lavorare sotto una pioggia leggera e intermittente che, purtroppo, bagnerà il terriccio.

Su suggerimento del Bepo avevamo comprato delle canne in plastica: molto resistenti e, a differenza del bambù, non soggette a patogeni. Non belle, certo, ma verranno coperte. Bravo Bepo, grazie! Consiglio prezioso.
Sconsiglio vivamente Il bambù per vernalizzare (licenza per “winterizing” ;-)) le rose, soprattutto se impiegato anche come tutore, a diretto contatto con le piante. Dissotterrate infatti le rose, i pochi  bambù utilizzati, nonostante le bassissime temperature invernali, con mia grande sorpresa hanno mostrato sviluppo di muffe e macchie nere.

Qui il fattaccio, ovvero del riempimento di questa grande struttura, che comprendeva quattro rose, malamente iniziato dall’incauto coniuge e ancora più malamente terminato.

copertura rose narrow waters_7005243 come oggetto avanzato-1

Piero, preso dall’entusiasmo, non attende che io fissi le Narrow Water e le altre rose di questo set, ai rispettivi tripodi da sistemarsi ad hoc: le sommerge di terriccio e sabbia mentre io sono in casa a dolermi del mal di schiena.
Nella foto manca ancora un buon metro di terra.
Lascio immaginare il mio disappunto a “lavoro” uxorio fatto e finito del tutto. Secondo lui, naturalmente.
Esco e vedo che ha pure accumulato la terra in modo spropositato da una sola parte (verso la valle) tanto che la struttura di rete, mancando pure di canne di sostegno nel lato più sollecitato, s’inclina pericolosamente, minacciando tracolli.
Credo che i valligiani ne abbiano sentito di tutti i colori quando, da sola, mi sono messa a risollevare la terra, spostandola a monte, liberando per quel che potevo le piante e tentando di assicurarle compostamente. Un lavoro fatto male: molto tempo, molta fatica, molti graffi sulle mani. Ma infine son riuscita a flettere i fusti più alti e a coricarli, legati, coperti con paglia.
La terra è stata distribuita secondo il pendio e la rete, puntellata con un paio di canne aggiuntive, che fortunatamente il suolo ha accolto senza problemi, dovrebbe poter reggere.
Stanca morta, senza manco la forza di fare una fotografia, stendo provvisoriamente un velo doppio di tessuto non tessuto, coperto da teli di plastica, ricavati dai sacchi del terriccio.
Oggi ci siamo ben meritati il giusto riposo.

dream a little dream of me

Promemoria: mai più piante coricate o comunque flesse in orizzontale, mai più paglia tra i rami (almeno non inserita nelle condizioni in cui ho operato io, di lieve pioggerellina). E’ difficilissimo individuare, con la pianta stesa, dove incidere il terriccio ancora semighiacciato senza ledere i fusti. Quanto al secondo punto, il ghiaccio tesse gli steli della paglia con fusti e foglie formando con essi un pannello solido con pochissima inclinazione a sciogliersi. E, altra cosa, mai più accumuli così grandi: temendo gelate dopo la pioggia, accelerammo i lavori e creammo una struttura che avrebbe accolte le due Narrow Water, la Falstaff (Austin Roses) la Jasmina. Il prossimo anno innalzeremo strutture indipendenti, valutando se mettere al riparo insieme solo le due Narrow Water.

Un altro punto riguarda la miscela terriccio e sabbia: nella fretta qualche strato non fu reso uniforme come si sarebbe dovuto: se è il terriccio a prevalere non è cosa grave ma la presenza di uno strato di sabbia relativamente pura forma gelidi blocchi solidissimi.

I castelli delle rose nell’inverno a – 30° C III Parte – Nevica ma non si sta a guardare

Eravamo rimasti alla scintillante nevicata del 20 ottobre 2010,

acer rosso prima neve _7004094 come oggetto avanzato-1

che tanta magia luminosa aveva profuso in valle e nel nostro giardino. Autunnale quasi per la prima volta. giacché i recenti impianti di graminacee, berberis, l’acer, i nuovi meli, l’accestirsi delle altre piante, avevano da poco arricchito la tavolozza di stagione.

colori scintillanti autunno _7004144 come oggetto avanzato-1

La nevicata aveva sorpreso le vacchette, da poco tornate dall’alpeggio, nel pascolo adiacente: nel corso di poche ore i prati imbiancati avrebbero ripreso il loro colore, il sole splendeva ma era chiaro per le mucche era ormai tempo di metter fine alle vacanze estive.

neve sciolta su pascolo e mucche_7004116 come oggetto avanzato-1

Il 25 ottobre di nuovo neve, e tanta!

Cielo oscuro e silenzio ovattato. Non si sarebbe fatto ancora nulla per le rose.

cincia su acer japonicus _7004341 come oggetto avanzato-1

Cincie litigiose al ristorante.
Disposte provviste supplementari.

tra i due litiganti...

Il giorno seguente tutto è luminoso e qualcuno posa per il servizio invernale.

Alquanto Zampesco versione Fiabesco Buon Anno a tutti!

senza dimenticare la partita di caccia,

ma se po' buttasse fora in mutande a riprendere un furtivo agguato (pure storto!) e intanto il solingo augellìn per breakfast se ne fugge?

e un controllo alle rose.

incompreso potatore di rose di fine autunno

Non che noi si stia a guardare, eh!
Mentre la berberis scambia confidenze con il cornus florida,

berberis cornus _7004708 come oggetto avanzato-1

qualcuno rimedia il palo per fissare la mangiatoia invernale per gli uccelletti: mo’ che circolano gatti è meglio esser prudenti e tenerla più in alto.

piero _7004544 come oggetto avanzato-1

E son da liberare gli arbusti dal peso della neve, da fissare più strettamente ai tripodi le rose, soprattutto la rustica e vigorosissima rosa hugonis, che sverna selvaggia senza protezioni.
Giusto per non trovarsela per terra fino alla prossima primavera.

rosa hugonis _7004555 come oggetto avanzato-1

E rassegnarsi a tagliare al suolo le erbacee perenni.

rosa parkdirector riggers _7004557 come oggetto avanzato-1

Fine campeggio: il ritorno delle mucche in stalla

Il giorno dopo la prima nevicata, a neve ormai sciolta e prati verdi, le mucche sono tornate in stalla: a più riprese, sul rimorchio trainato dal trattore.

vacche in corriera,  old style, dopo la nevicata del giorno prima si torna in stalla :-)

In tre a organizzare il trasporto, compreso l’autista. Una buona metà mattinata di lavoro.

vacche montano in corriera  _7004210 come oggetto avanzato-1

Il fido mandriano a controllare l’operazione Vacche in corriera, s’intende.

vacche in corriera sotto l'occhio del mandriano_7004188 come oggetto avanzato-1

I castelli delle rose nell’inverno a – 30° C II Parte – L’antefatto

Quest’anno la morsa del gelo ha ceduto precocemente: è un sollievo che ci sia stata restituita la primavera, scippataci dal lunghissimo e rigido inverno 2009-2010.
Ai primi di marzo di quest’anno, il 3 per l’esattezza, l’ultima scaramuccia di neve.
A fondo valle, effimera come rugiada.

Il guardiano dei castelli di rose

Procedono le manovre di primavera: le invitte succulente cominciano a dar segni di ripresa dai muretti a secco mentre i ginepri lentamente cedono la divisa invernale; appaiono le gemme basali delle euforbie; nella prima settimana qualche timido bucaneve illumina al pedale i ribes nigrum, i primi crocus, compagni del mirabolano, aprono i loro fiori lucenti, prima i viola e poi i bianchi. Attendo con impazienza l’esito degli ultimi, molto promettenti, crocus botanici comprati a Lienz. Mai capito il perché di quelle orripilanti illustrazioni a colori ipersaturi, sulle buste, che li involgariscono togliendo loro quella grazia cristallina.
Narcisi precoci in avanscoperta: prudenti tuniche cartacee spingono pochi centimetri di verde al pedale dell’uva spina, quella rossa. A metà mese si affacciano le prime foglioline (vagiti?) dei delphinium, dei lupini, dei papaver nudicaule, fioriscono alla spicciolata, di numero, due bellis perennis, quasi ancora senza foglie, le coraggiose viole del pensiero, quelle comprate per pietà a Lienz, violeggiano tra il fogliame ancora giallo. Le piccole viola odorata si riaffacciano con foglie verde tenero, insieme ai geum, sotto casa.

E le rose di cui si dicono i castelli?
Abbiamo, con pazienza certosina, e mani assassinate, cominciato a smantellare le protezioni invernali: i fusti sono verdi e le gemme, sepolte in terriccio misto a sabbia, si sono già mosse. Per scaramanzia freno la mia esultanza: se tutto questo verde fosse un effetto della surgelazione, come per le foglie delle piante perenni, uscite vivide e brillanti dal manto nevoso per poi marcire miserrime?

Mi sono ripromessa di redigere un rapporto, che sarà illustrato da noiose foto, di questo immane lavoro: a futura memoria, quale ne sia il risultato, sempremente e comunquemente.

Dunque flash back: esterno giorno, anzi esterno mattina, prestissimo, ottobre 2010, brina.

prospettivAutunno

Fascinosa brina che contorna le foglie del bellissimo Acer Japonicum, da poco, e con mille titubanze, portato in valle. Svernava in serra, da Obojes, avrebbe retto all’inverno della Val Casìes?
Da due o tre anni li andavo a trovare, lui e suo fratello, in vivaio: belli di corteccia, di foglia, di semi, di portamento, di colore primaverile, estivo, autunnale (singhiozzi pensando alla relativa rusticità).
Ma occhieggiato da più inverni un certo Acer a Tesido e, pure, quelli lasciati in piena terra da Obojes, a Valdaora, rompemmo gli indugi e ce lo facemmo portare trionfalmente a casa: l’avremmo protetto; le cinciallegre si sarebbero divertite, dai rami alti, a insolentire i gatti.

sull'acer, japonicus, a fare la stampina giapponese

Tornando al diario: brina, mucche tornate dall’alpeggio al pascolo sotto casa,  lavoriamo come coatti all’ultimo muretto ed ampliamento piano, in attesa del primo gelo, catartico, per sistemare le rose, tardivamente cariche di fiori. Profumati. Con l’eccezione delle Rotes Meer, gialle di foglia, rosse di bacche, spinose come tutti gli ibridi di Rugosa, resistenti al clima di qui e più piccole, e meno scontate, delle Rugosa Hansa ed altre, molto presenti nelle aiuole pubbliche.

Di questo nostro lieve tramontare

Proprio per l’abbondanza dei fiori, dovendo preparare le piante al riposo, avevo cercato un prodotto rameico che non fosse fitotossico, e pure l’avevo trovato e ordinato. Perso il riferimento, roba da Ahlzeimer, e il negoziante non ricorda più! Ricoverare anche lui. Poco male, però,  perché le temperature si sarebbero in breve abbassate, e a quei livelli l’anticrittogrammico non sarebbe stato efficace.
Fermo Proposito in agenda: dai primi di settembre dovrò ricordarmi, quest’anno,di trattare.

Trafugati da uno dirupo della Val Pusteria antichi tronchi, ora luminosi massi per chissà quale geologico incanto, Piero si occupa dell’ultimo muretto mentre io, speranzosa, pianto centinaia di bulbi comprati a prezzo irresistibile da Baumax a Lienz e il mandriano, attento, sorveglia le vacche.

tel lì il guardiano delle vacche!

Che spettegolano sulle sue liti amorose, le malnate! Sfide per cui il giorno prima è tornato a casa con la coda così e il naso a graffi(ti) rossi. Incazzosissimo e intrattabile.

Ma noo, ma davèro? Ma sì, ma sì, davèro davèro... è lui il ciula che le ha prese dal Gildo-10 kg. l'altro giorno!

Mucche o non mucche allo Smilzo si è fatto ben capire di chi è il protagonista e chi comanda, eh!

'a Smilzo, fuori dal mio filmeee!


Tramontando così il 19 ottobre,

tempo lucente, e irreversibile, d'autunno

così ci si svegliava il giorno successivo:

mattino _7004017 come oggetto avanzato-1

qualche tempo dopo così:

arrivederci al prossimo anno!

così:

il buongiorno della nuova stagione è un uccellino, anzi due!

e così:

giallo, forse cobalto, e rosso accesi dalla neve intorno

così le vacche:

com'era verde la mia vallata

così qualcun altro:

In garitta di guardia al confine: 'a Smilzo appalèsati se c'hai der fegato

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